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Diario
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3 agosto 2008

Violenze in famiglia: Calvario doppio!

 

Tra le diverse segnalazioni che ci sono giunte, scelgo di segnalare questa perchè raggruppa in sè tutta una serie di ingiustizie che ci fanno comprendere che a volte (sempre più spesso, purtroppo) sono più assurde e dolorose le conseguenze di essersi rivolti alle Istituzioni per denunciare ed essere tutelati di quelle provocate dagli abusi e dalle violenze subite.

E' assurdo quanto accaduto a questa donna, ma ancora più assurde sono le Istituzioni che si sono occupate di questo caso, per carità la mia non è una presa di posizione generica e preconcetta contro tutti coloro che fanno parte ed operano per conto di esse, e sono assolutamente convinto che tra di loro ci siano persone di tutto rispetto e che svolgono i loro compiti con professionalità e coscienza, certamente lo è direttamente contro i servizi sociali in questione ed in particolare direttamente contro gli assistenti sociali che hanno seguito questa vicenda.

Queste vicende ci confermano che la nostra lotta per la riforma di questi servizi sociali e soprattutto sul loro controllo non può e non deve fermarsi.

Un ultima considerazione, non meno assurdo è il comportamento di alcune Associazioni, che dapprima illudono, incoraggiando alla denuncia, rassicurando le vittime e poi le abbandonano al loro destino, rifiutandosi addirittura di fornire una semplice relazione, nascondendosi dietro il più classico dei detti tipicamente "ITALIANI" ......."NON E' COMPITO NOSTRO".

PERCHE'???????????


Lo sfogo di Gabriella (nome di fantasia)

 

Passato l’8 marzo. Anche quest’anno, nonostante il gran clamore della Campagna Anti-violenza, sento l’inutilità di questa data. Ho avuto anche io un compagno violento... quattro anni di insulti, aggressioni verbali, fi siche: mi ha fratturato lo sterno salendomi sopra con il piede... il coccige a calci, mentre io a terra ero raggomitolata... occhi neri, contusioni. Ma non è per elencare le miserie della mia vita che scrivo...

Anche perché non mi sento una vittima: se avessi avuto più coraggio, meno vergogna, meno paura, avrei presentato prima le querele... e se avessi saputo l’inferno del dopo querela, sarei fuggita in una grotta del Kashmir.

Ed è qui che sta il punto: il Telefono Rosa supporta per un periodo limitato e sprona alla denuncia. Tutti dicono: «Abbiate coraggio, uscite allo scoperto, vi proteggeremo, vi aiuteremo».

Sì. Io l’ho fatto. Del resto non potevo farne a meno. Miavrebbe uccisa, la volta successiva. E non è un’iperbole.

Fate attenzione voi che gridate allo scandalo, che vi indignate per ciò che subiscono alcune donne all’interno delle mura domestiche. Fate attenzione a dare speranza, perché nei fatti non c’è. State zitti, abbassate gli occhi. In ospedale si incontra un medico attento, forse due. Tutti gli altri: ti guardano con compatimento e dimostrano una sensibilità professionale sottozero: il traumatologo che mi ha visitato mi faceva delle domande. Io ero confusa, rispondevo a monosillabi. Mi ha detto: “beh, quante storie per due “patele" in famiglia. Sembravo  Primo Carnera dopo un incontro.

 

I marescialli, gli ‘insistenti’ sociali ti guardano come se fossi una scocciatura. In fondo ci sono cose ben più gravi di cui preoccuparsi. In genere ti chiedono: “Ma LEI cosa faceva per scatenarlo in questo modo?” Già, IO cosa facevo.

Chissà, scuocevo la pasta, non allineavo gli asciugamani? Non eseguivo il decalogo dei comportamenti che lui mi imponeva? Ero troppo stupida? Me lo diceva sempre anche lui... io ci ho pure creduto... ma anche se fosse... meritavo quell’inferno?

E’ possibile, ammissibile, giusto, condivisibile che CI venga chiesto “Perché?” Sapete cosa signifi ca Perché? Signifi ca: la ragione per cui, il motivo per il quale. Ragione e Motivo.

Due parole fortissime, importanti. Esiste un motivo che giustifi chi un uomo che picchia la compagna? Esiste una ragione socialmente, giuridicamente ammissibile? E’ una domanda umiliante, come umiliante, ai limiti della decenza in certi momenti, sono le reazioni dei medici, dei marescialli, delle strutture che promettono sostegno e aiuto, ma che poi svaniscono.

Il perché va chiesto a lui, ai LUI, sino allo sfi nimento, sino allo shock anafi lattico da reazione. Perché ci mettete nelle condizioni di dover giustificare quei momenti? Il perché, le ragioni che LUI aveva per picchiare, umiliare, fratturare, non esistono. Non esistono. Non esistono.

Io mi sentivo annichilita. Le fratture si saldano, i lividi ci mettono più o meno otto giorni a sbiadire, ma le parole che straziano la mente e il cuore no. Te le porti dietro, ti fanno ansimare in previsione del prossimo incontro col maresciallo, col giudice, con l’assistente-insistente sociale. Trafi le infi nite per dire sempre le stesse cose, con sempre più stanchezza e sempre meno convinzione di aver fatto davvero la cosa giusta. Sì certo, questi individui sono frustrati, ottusi, esercitano il loro dominio sulle compagne che giudicano oggetti non pensanti, eredi di culture medievali che ancora sopravvivono.

E’ la cultura del perché che le fa sopravvivere, la cultura dell’alibi culturale. Io sono in attesa del processo, la trafi la l’ho fatta. Voi lo sapete bene, avete dedicato un trafi letto alla mia storia. La bile l’ho ingoiata tutta, le lacrime essiccate. Avevo chiesto al Tribunale dei Minori, vista la gravità dei fatti compiuti in presenza di mia fi glia, il decadimento della Patria Potestà. La sentenza: non ha picchiato direttamente la bambina, quindi non si può escludere che sia un padre capace. Ho capito: la genitorialità è una questione di mira, come alle Olimpiadi: mirava bene, gli occhi neri li ha fatti solo a me (per fortuna), è un potenziale buon padre. Poco importa quali saranno i messaggi che un uomo violento inevitabilmente trasmetterà ad una piccola futura donna: sei un sacco da pugilato, tesoro. Se non ti comporterai bene, dovrai essere corretta.

Avevo chiesto al Telefono Rosa una relazione sulla mia richiesta di aiuto, da presentare al giudice come atto documentario.

Non la fanno, non è compito loro. Ho chiesto al Telefono Rosa di costituirsi con me parte civile, per sostenermi in quella causa che tanto avevano caldeggiato. Hanno detto di no, e non ho neppure capito bene il perché.

Ma una società civile, rappresentata dall’autorevole opinione dei Tribunali, può davvero tollerare? Con questa superfi cialità? Eppoi fanno la Pubblicità progresso... mapperpiacere!!! Che senso ha, VI chiedo, che le associazioni di supporto NON rilascino dichiarazioni, relazioni utili, non affi anchino fi no in fondo??? Che senso ha, chiedo, che le misure restrittive nei confronti dell’indagato scadano dopo sei mesi, come una bottiglia di latte UHT? E il processo inizia ad ottobre... fra 7 mesi. In questi 7 mesi si potrà di nuovo avvicinare a me, alla mia casa, al luogo in cui lavoro. E’ un uomo libero, mi dicono.

C’è la presunzione di innocenza. Ma pensa. Quando io ho sgranato tanto d’occhi, un poliziotto mi ha detto: «Semmai cerchi di evitarlo, cambi strada». Ah, giusto.. LUI è un uomo libero, IO no. IO devo cambiare strada, fare attenzione. Eggià. Grazie. E io quando tornerò ad essere una donna libera?

Io, che non sono maresciallo, né psicoterapeuta, né giudice, né assistente sociale (vivaddio) dico: Libero Arbitrio. Libero Arbitrio. Anche lui poteva scegliere di non stringere le mani attorno al mio collo, poteva fermarsi quando infi eriva su di me a calci e pugni, poteva uscire sbattendo la porta, poteva fare altre mille cose. Non l’ha fatto. E io? Potevo restare là, a prenderle fi nché non mi avesse massacrato. Del resto che altro conoscevo?

Libero Arbitrio. IO ho detto di NO. Ma ho fatto bene? Mi pento ogni minuto della querela, ogni minuto. Fra qualche mese mia fi glia se ne andrà nei week end con il padre reso autonomo da due assistenti sociali tronfi del loro pensiero liberale, due tizi che l’argomentativo orale l’hanno dilaniato in un vuoto di ragione, in un turbinio di frasi senza senso che rimbombano nelle mie orecchie. O fai come dicono loro o fai come dicono loro. “E’ pur sempre suo padre”; “In fondo in Consultorio si comporta bene”: “Era violento con lei, non con la bambina, tutto sommato” . Ed io non dormo più.

E che ora non Dio, ma l’aula del Tribunale, abbia pietà di me.

Tanti auguri davvero Donne.

 

30 luglio 2008

Associazione "IoSòCarmela"

Abbiamo appena creato il nostro blog, ti preghiamo di rpassare in un secondo momento, a presto.

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